Psicotecnica: il Rischio Stradale

L’Ignoranza del rischio è un istinto mentale attivo
Le persone tendono ad ignorare attivamente il rischio.
Sul piano razionale ognuno si rende ben conto del fatto che il rischio esiste (in generale) e che può riguardare tutti, quindi, anche me personalmente.
Sul piano psicologico profondo, tutti rimuoviamo la possibilità del rischio, proprio a causa della sua drammaticità.
Ammettere di poter morire, o di poter stare malissimo, rende la vita difficile. Le persone conoscono la possibilità del rischio, ma non accettano di viverlo emotivamente.
Quindi: quasi nessuno ignora il rischio, ma quasi tutti si danno da fare per ignorarlo.
Accettare il rischio significa infatti, accettare il danno che ne consegue come se fosse una realtà (almeno nella fantasia: farsi male). Si preferisce allontanare il rischio dalla coscienza magicamente (con un  esorcismo o scongiuro) piuttosto che sentirselo addosso.
Vivere nel rischio è ansiogeno. La risposta spontanea per prevenire il rischio è una specie di mantra: il rischio non succede o almeno non succede a me.

Occorre riportare emozione alla realtà
Una strategia fondamentale per riportare il rischio alla sua realtà è quella di restituirgli la dimensione emozionale che è stata rimossa.
Si tratta di agire non per rendere ansiogeno il piacere di andare in auto o in moto, ma per arrivare alla presa di coscienza che andare sulle strade comporta un rischio e che la soddisfazione è accettarlo e controllarlo invece che rimuoverlo (subendone tutto il danno ed accettandone di esserne dominati).
Si tratta di andare a ritrovare, a livello profondo, la memoria emotiva di situazioni connesse al rischio stradale, le quali suscitano emozioni, ovvero una partecipazione per immedesimazione non necessariamente negativa.
Rivivere il ricordo, in modo protetto, permette di riscrivere nella propria mente, sotto la voce “essere alla guida”, anche l’emozione connessa con eventi drammatici legati alla fruizione della strada, elaborandoli però in senso positivo e diventandone (per così dire) amici.
Attraverso la rievocazione attiva, con tutta la sua forza emotiva, di episodi drammatici legati al rischio (stradale) è possibile infatti rielaborare il senso arrivando a padroneggiarlo, cioà ad accettarne la drammaticità, ma senza essere tanto spaventati da rimuoverla.

Rivivere per riportare sotto il controllo
La strategia dell’intervento consiste, in sostanza, nell’andare a recuperare una serie di dati psicologici quali: ragionamenti profondi, ricordi, episodi, immagini… tutti connessi con il rischio stradale.
Questi ricordi, che sono stati mantenuti in stato di relativa rimozione perchè se ne rievoca l’immagine, ma se ne teme l’emozione connessa, riprendono vita. Possono essere così rielaborati e cioè: da un lato vengono ridotti nella loro drammaticità e dall’altro sono trasformati in indicazioni rasserenanti e riparative.
Il risultato è la possibilità di trovare, da parte di ciascuno, un nuovo modo per affrontare meglio i rischi sulla strada. E si tratta di un modo più realistico, perchè incorpora anche la dimensione emotiva e la drammaticità della situazione.

Il metodo
L’azione si svolge in gruppo attraverso la ricostruzione sulla scena di storie e immagini connesse con il rischio stradale.
Queste immagini, attraverso una particolare metodologia (psicodramma), vengono fatte riemergere alla mente dei partecipanti e poi drammatizzate attraverso un procedimento armonioso cui collaborano tutti convenuti.
Non necessariamente tutti agiscono, ma tutti sono ben presenti in una cerimonia collettiva da cui nessuno viene escluso.

L’obiettivo
L’obiettivo a cui si tende è attivare il piacere della guida, ma con la consapevolezza che il rischio c’è e che controllarlo emotivamente significa goderne maggiormente, oggi come domani, attuando semplicemente comportamenti più prudenti.

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